FONDAZIONE MUSICALE

MASIERO e CENTANIN

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STUDI e RICERCHE

La Fondazione promuove fra le altre un'attività di studi e ricerche nel campo dell'esecuzione musicale con strumenti d'epoca secondo modalità interpretative originali, anche mediante il recupero di edizioni storiche e il restauro di strumenti musicali antichi.

Il restauro di strumenti musicali storici

Si è molto dibattuto nel secolo scorso, e tuttora si dibatte, sulla scelta dei criteri da seguire nelle operazioni di restauro di opere d'arte. Le opinioni rimangono per certi aspetti spesso divergenti  anche se alcuni punti generali, come ad esempio la preventiva indagine storico-filologica e l'analisi dei materiali, la conservazione degli elementi originali, la reversibilità degli interventi, la riconoscibilità delle reintegrazioni, sono accettati concordemente.
Per il restauro di opere di arte applicata, alla quale possono riferirsi gli strumenti musicali, sono necessarie tuttavia ulteriori considerazioni in relazione alla funzione alla quale essi sono destinati.
Nel passato per gli strumenti musicali non venivano comunemente concepite operazioni di restauro conservativo ma piuttosto operazioni di riparazione, "rimesse a nuovo", interventi atti a modernizzare, ad adeguare lo strumento al gusto del momento sia per quanto rigurda l'aspetto estetico, che le caratteristiche sonore.
E così ad esempio il mobile di un pianoforte, in origine trattato ad encausto, veniva verniciato a gommalacca, quello lucidato a gommalacca subiva una "rinfrescatura" con vernici cellolosiche magari applicate a spruzzo, quando non veniva addirittura raschiato per sostituire la vernice originale con una sintetica. Non di rado si decideva di nascondere bellissime lastronature o impiallacciature di legni esotici con una brillantissima vernice nera al poliestere, per far ringiovanire lo strumento e farne conseguentemente aumentare il valore commerciale.
Anche per quanto concerne l'apparato meccanico i più seri e professionali criteri di manutenzione hanno sempre consigliato l'eliminazione sistematica di elementi che presentassero usura e addirittura la sostituzione di parti ancora in buono stato con materiali più "moderni".
Trovare un pianoforte storico che conservi le sue parti originali si rivela ai nostri giorni sempre più raro.
La tendenza attuale, per quanto concerne esemplari storici unici o comunque di rilevantissima importanza, è  quella di provvedere semplicemente alla loro conservazione, trascurando la possibilità di ripristinarne la funzionalità, al fine di conservare nei minimi particolari non solo gli elementi materiali e strutturali ma anche le loro interrelazioni e di studiarne i processi di modificazione fisiche e chimiche intervenuti con l'uso e nel tempo.
In presenza di strumenti musicali storici che non rivelino invece tali caratteristiche di unicità nei restauratori si sta formando, solo in questi ultimi tempi, una coscienza più determinata, atta a considerare e conservare gli elementi costitutivi originali per giungere solo in casi estremi alla loro eliminazione e ad adottare compromessi solo se indispensabili alla riacquisizine della funzione per la quale lo strumento musicale è stato creato.
E perciò, volendo mantenere l'oggetto da restaurare nella sua dimensione storica, estetica e funzionale si afferma sempre più l'orientamento atto a rispettarne ciò che con termine comunemente usato (ed abusato) viene definito vagamente e indeterminatamente ma altrettanto efficacemente "patina".
In altre parole il "tempo vita" dell'oggetto, la storia naturale calatasi in esso che lo carica però di valore espressivo.

Il restauro del Pianoforte Carl Bowitz bürgl. Fortepianomacher - Wien

Altre foto relative al restauro.

RELAZIONE COMPLETA in formato PDF [2,4 Mb].

Pianoforte Carl Bowitz

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